Documenti Storici

La storia dell’Ultimo Mulino del Trasimeno

Dal 1528: fulcro produttivo dell’emissario del Trasimeno

La presenza dei mulini lungo l’emissario del Lago Trasimeno è documentata dal 1528 e rappresenta un elemento strutturale dell’organizzazione produttiva e della gestione delle risorse idriche del territorio. Alla fine del Medioevo si stima l’esistenza di undici mulini nel tratto fino alla confluenza con il torrente Caina; agli inizi del XVIII secolo le strutture attestate risultano ridotte a sette.

L’Ultimo Molino: presidio del territorio

L’ultimo di questi mulini costituiva parte integrante di un sistema socio-economico consolidato e svolgeva una funzione strategica di presidio tecnologico per il controllo delle acque del lago, dando origine al toponimo “Vocabolo I Molini”, oggi identificato da un agglomerato di edifici rurali.

L’Ultimo Molino:
storia
e architettura rurale

L’intervento riguarda “L’Ultimo Molino”, fabbricato posto vicino al canale Emissario del Trasimeno e presenta una conformazione articolata, esito di successive fasi costruttive funzionali all’attività svolta. Originariamente destinato alla macinazione mediante energia idraulica dei cereali e poi anche delle olive, è stato successivamente riconvertito in casa colonica, con funzioni residenziali ai piani superiori e locali al piano terra adibiti a magazzini, ricoveri per animali e spazi di servizio agricolo.

La qualità storico-culturale del bene è attestata dal fatto che esso risulta censito sia dal Catasto Chiesa (1728-1734) che dal Catasto Gregoriano del 1846 a dimostrazione dell’antico impianto di molitura.

Antiche carte svelano
l’ingegneria del mulino

L’antico carteggio, recuperato presso l’Ufficio Concessioni Idriche della Regione Umbria, descrive con precisione l’assetto e il funzionamento del vecchio mulino, le cui caratteristiche risultano ancora oggi chiaramente riconoscibili nell’immobile giunto fino a noi.

Da questo scaricatore in poi il canale derivatore si allarga ad imbuto e forma il bottaccio che ha le pareti in muratura: in una di esse e precisamente in quella che chiude normalmente il canale al suo esterno si aprono le bocchette che immettono l’acqua ai ritrecini del molino a grano.

A m. 13.50 prima del molino sulla sponda destra del bottaccio, trovasi un’altra apertura a luce libera larga m. 0.73 e alta m 1.80, chiusa da saracinesca in legno che serve ad immettere l’acqua in una camera di carico che alimenta una turbina che dà tutto il movimento al molino ad olive ivi annesso1.

1 Corpo reale del genio civile, IX compartimento, Provincia di Perugia Ufficio di Perugia, Derivazione di acque pubbliche applicazione del D. R. 9 ottobre 1919 cfr 2161

Prima del restauro

Dopo il restauro

Restauro camino

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Archivio Storico Diocesano

Una preziosa testimonianza cartografica che attesta la presenza del mulino nei registri ecclesiastici. Questi documenti rivelano l’importanza strategica della struttura per il sostentamento della comunità parrocchiale nel corso dei secoli.
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Continuità e Restauro

Il confronto tra le antiche pergamene e lo stato attuale del mulino restaurato celebra il legame indissolubile tra memoria storica e innovazione, preservando l’identità del luogo per le generazioni future.
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Catasto Pontificio

La mappa del Catasto Gregoriano offre una visione dettagliata del territorio e delle canalizzazioni idriche originarie. Grazie a questi rilievi storici, è stato possibile ricostruire fedelmente l’impatto del mulino sul paesaggio rurale circostante.
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Memoria Viva

Studiare queste mappe non significa solo guardare al passato, ma comprendere le radici della nostra tradizione molitoria. Ogni linea tracciata a mano racconta l’evoluzione di un’arte che oggi torna a vivere.

Il Diritto all’Acqua

Questa preziosa relazione del Corpo Reale del Genio Civile testimonia l’istanza presentata dal Conte Francesco Conestabile della Staffa per il riconoscimento ufficiale del diritto d’uso delle acque derivate dal canale Anguillara, emissario del Lago Trasimeno. Il documento rappresenta un tassello fondamentale per la storia del mulino, attestando il legame vitale tra la gestione idrica del territorio di Magione e l’attività produttiva della struttura, regolamentata secondo le normative del primo dopoguerra.